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Il workflow fotografico

Chi fotografa, sia che si tratti di un professionista, sia che si tratti di un amatore evoluto, ha bisogno di affidarsi ad un flusso  di lavoro – workflow – che funzioni e che ottimizzi i tempi e le azioni reiterate.
Non esiste il workflow perfetto, ma l’esperienza di questi ultimi anni, e le migliaia di foto scattate, scaricate e archiviate, me ne ha suggerito uno che funziona (almeno per me).

 

Scaricare le fotografie
Il passaggio può sembrare banale, ma è da qui che inizia il workflow.

Personalmente scatto in RAW e scarico le mie foto con Adobe Bridge – che mi dà immediatamente l’anteprima anche dei miei file RAW.
Utilizzo uno di quei piccoli lettori multicard da pochi euro – più veloci che non attaccare direttamente la macchina fotografica al computer e senza bisogno di usare la batteria della mia Nikon.
Inserisco la card nel lettore e lancio Bridge, che importa le foto.
Non rinomino i file al momento e uso il nome  che ho scelto al momento dello scatto.
Faccio in modo, cliccando su “Delete Original Files/Cancella file originali” di cancellare automaticamente le foto presenti sulla card una volta che vengono importate. Scelgo una cartella nella quale memorizzare le foto importate, in modo da averle tutte raggruppate in un posto solo.

Bridge1

 

Organizzare gli scatti
Sempre con Bridge, poi,  rinomino gli scatti con un suffisso che mi dica di che lavoro si tratta, ma mantengo la numerazione progressiva che gli dà la macchina in fase di scatto.

Ad es.il file _CUC2958.nef la rinomino in AI1314_2958.nef utilizzando una sostituzione di stringa all’interno del nome del file originale.

Bridge Rename

 

Analizzare e cancellare
Analizzo gli scatti e individuo quelli che non mi soddisfano (sfocati, bruciati, mossi…) e li cancello. Non ci penso due volte, le cose che per certo non mi serviranno le butto! Questo mi aiuta a risparmiare molto spazio, considerato che la mia macchina butta fuori 40 MB di file RAW per scatto.

 

Applicare il copyright e altre informazioni
Attraverso la funzione “Create a Metadata Template/Crea un template metadati” dal menù Tools/Strumenti di Bridge applico le informazioni alle mie foto – una volta creato un template, è molto semplice applicarlo a tutte le foto.
Ad esempio io aggiungo sempre il copyright, il nome dell’autore, la mail e il sito.

 

Backup e archiviazione
Una volta rinomionate le immagini e aggiunte le informazioni, copio la cartella su un dispositivo esterno di backup.
E’ possibile anche usare apllicazioni di backup automatico che, secondo le nostre necessità, copiano su dischi esterni i contenuti delle cartelle che gli segnaliamo e gli elementi che hanno subito una qualche modifica, all’interno di quelle cartelle, dall’ultimo backup.

 

 

Concludendo: potrebbe sembrare la scoperta dell’acqua calda, ma seguendo questi semplici passi, riusciamo ad industrializzare i nostri flussi di lavoro e ottimizzare i tempi e le risorse.

 

 

 

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Il “model release” serve davvero?

foto (1)

Senza dubbio uno dei miti della fotografia professionale: il MODEL RELEASE, che in italiano viene spesso chiamato “liberatoria” o “modulo per i diritti di immagine”…
Ogni volta che si tocca l’argomento, la sensazione è simile a camminare su un campo minato.
La legislatura in materia è quanto mai vaga, sia in Italia, sia all’estero – anche se spesso case edititrici, enti museali e organizzatori di mostre chiedono ‘sto maledetto  modulo come condizione sine qua non ad essere pubblicati o esposti.

Ho cercato un po’ di materiale in giro per la rete e, ad essere sincero non ho trovato molto, o meglio, come spesso accade sul web, ho trovato tutto e il contrario di tutto.

La curiosità è scaturita dalla volontà di partecipare ad un importante concorso di fotografia di ritratto a Londra con una foto che ho scattato ad un’anziana signora quest’estate in India.
Trovo la foto piuttosto interessante, ma, naturalmente, NON HO nessuno straccio di liberatoria da parte della signora, che, con un semplice e pacato gesto della mano ha acconsentito a farsi ritrarre.

Ho cercato in rete alcune risposte e questo è quello ho trovato….

Nonostante la leggenda – più o meno metropolitana – che racconta che per ogni persona ritratta dobbiamo conservare una liberatoria, la realtà dei fatti è piuttosto diversa: DOBBIAMO SEMPLICEMENTE PREOCCUPARCI DI NON INVADERE LA PRIVACY DI CHI RITRAIAMO.
Generalmente, in un luogo pubblico, non ci si può aspettare di avere privacy e questo mette a tacere più o meno qualsiasi illazione del caso.

In realtà, quello di cui dobbiamo preoccuparci è più qualcosa legato al diritto di publicazione, diritto che violiamo nel momento in cui, utilizziamo per un nostro beneficio specifico la fotografia di una persona, senza essersi accordati per farlo.
Questo è quello che si chiama UTILIZZO COMMERCIALE dell’immagine  – contrapposto all’utilizzo editoriale.
L’utilzzo di una fotografia viene generalmente considerato editoriale quando la foto è notiziabile, cioè degna di essere considerata notizia.

E qui, in tutto il mondo, si apre una diatriba confusa e dai confini vaghi.

Un reportage o una foto che documenti un evento pubblico, generalmente, sono considerate editoriali, per cui non è neccessario preoccuparsi di nessun model realease.

UTILIZZO COMMERCIALE DI UN’IMMAGINE
Definiamo utilizzo commerciale quando una fotografia di una persona è impiegata a scopi pubblicitari, sponsorizzazioni/testimonial o scopi di mercato – questo però non si riferisce al fatto che la foto possa comparire all’interno di una pubblicazione che viene venduta (e qui ci le acque si mescolano…)

QUALE LEGGE IN TAL PROPOSITO.

La legge  alla quale dobbiamo riferirci è la 22/4/1941 e in particolare gli articoli 96, 97 e 98 – che riporto nella loro totalità

Art. 96
Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa, salve le disposizioni dell’articolo seguente. Dopo la morte della persona ritrattata si applicano le disposizioni del 2/a, 3/a e 4/a comma dell’art. 93.

Art. 97
Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o colturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico.
Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione od anche al decoro della persona ritrattata.

Art. 98
Salvo patto contrario, il ritratto fotografico eseguito su commissione può dalla persona fotografata o dai suoi successori o dai suoi successori o aventi causa essere pubblicato, riprodotto o fatto riprodurre senza il consenso del fotografo, salvo pagamento a favore di quest’ultimo, da parte di chi utilizza commercialmente la riproduzione, di un equo corrispettivo.
Il nome del fotografo, allorché figuri sulla fotografia originaria, deve essere indicato.

Questo dovrebbe toglierci ogni dubbio… in realtà non è così.

Nel mio caso, che poi è il caso di molti, e cioè la partecipazione ad una mostra, non c’è scopo commerciale e la persona che ho ritratto ha palesemente acconsentito – non si tratta di uno scatto rubato. E quindi? come ci si regola… con certezza non so, per cui , chiunque possa dare il suo contributo in merito a questo argomento confuso… lo faccia, per favore…

20120626-112108 Anche perché, mi piacerebbe chiedere a Steve McCurry  se possiede la liberatoria per questa foto, per altro pubblicata in almeno tre volumi campioni di incassi e in mostra itinerante da almeno cinque anni…

 

 

Il comune senso del… buon gusto

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AIUTOOOOOOOOO!!!!!!

Non ci volevo credere… non ci potevo credere…

Capisco la legge cari a noi pubblicitari, l’importante è che se ne parli, ma sono ancora dell’avviso che esista una sottile linea che ci protegge dal cattivo gusto.

Sono cresciuto ad una certa scuola pubblicitaria, dove humour, spregiudicatezza e ironia erano il pane quotidiano per fare breccia nelle menti dei potenziali fruitori, ma ho sempre cercato di non valicare quella sottile linea rossa, oltre la quale È cattivo gusto.

Per molti, anche egregi pubblicitari dal blasone importante, vale l’antico adagio tira più un pelo di…, vabbè avete capito (…), ma qui, amici, credo che qui qualcuno abbia, diciamo, perso il controllo.

Passo l’analogia salame/pene, passi la forzatura maniacale… Ma come si può concepire una campagna così becera?! E non è pruderie la mia…

Quando il marketing fa flop!

Comunicazione Algida+Fiat! NON HO PAROLE!

Comunicazione Algida+Fiat! NON HO PAROLE!

Non volevo a credere ai miei occhi! non ci volevo proprio credere, ma alla fine ho dovuto cedere.

Su Facebook girava la foto di un’improbabile ricciolo di gelato al cioccolato che nella mente dei professionisti del marketing avrebbe dovuto in qualche modo celebrare la giornata della donna!

Aghhhhhhhh! il ricciolo di gelato al cioccolato, fotografato da sopra, assomigliava irrimediabilmente ad una cacca di cane,

AIUTOOOOOOOOOOOOO!!!!

Mi sono domendato come diavolo fossero riusciti a commettere un simile errore di comunicazione, ma peggio ancora è stato quando ho letto i nomi dei brand coinvolti in una Waterloo pubblicitaria di questa portata: Fiat e Algida… ragazzi, FIAT e ALGIDA!!! non un meccanico all’angolo e la  gelateria della piazzetta – che probabilmente avrebbe capito ben prima a cosa si sarebbero esposti con un’iniziativa simile.

Ora mi domando? ma a cosa pensavano nel momento in cui i due dipartimenti marketing e comunicazione delle due marche hanno approvato l’iniziativa?

Ora invece chiudiamo con un esempio di comunicazione brillante, intelligente ed efficace…

Il brand è Durex, che ha perfettatmente (a mio giudizio) capito da qualche anno come sdoganare certi oggetti legati alla sfera sessuale, usando ironia, doppi sensi e grande freschezza.
Ecco cosa girava oggi su Facebook….

Il marketing furbo!

Il marketing furbo!

“8 Marzo – Addio Mimose, le donne vogliono divertirsi”, facendo l’eco ad una famosa canzone degli anni ottando di Cindy Lauper e strizzando l’occhio al grande pubblico femminile tra i 18 e 35 che quotidianamente si affaccia sul social network più affollato del mondo.

Chapeau!!!

 

Ritratti corporate: come comportarsi dietro la macchina fotografica

Produttore di limoni amalfitano

Un soggetto a suo agio è di solito un buon ritratto

Ritrarre un soggetto è forse una delle attività fotografiche più difficili.
In questo ambito, il successo di una sessione fotografica di ritratti corporate è legaata al successo dell’interazione che il fotografo riesce a instaurare con il proprio soggetto.

Ecco alcuni consigli che ho ricevuto negli anni, che ho rubato ad fotografi più  esperti e dettatu da buon senso ed esperienza:

  1.  L’UMORE CONTA
    Il nostro umore influisce l’umore di chi fotografiamo. Mostriamoci rilassati e sorridenti e avremo più possibilità che la cosa succeda anche dall’altra parte della macchina fotografica.
    Il segreto forse sta nel saper instaurare da subito un rapporto di rispettosa informalità.

  2. INTERESSIAMOCI AL NOSTRO SOGGETTO
    “Il grande fotografo sa sempre interessarsi al suo soggetto”, sono parole della Leibovitz, non mie, ma cerco di ricordarmele sempre, ogni qual volta inquadro un soggetto.
    Per la durata della sessione fotografica dimentichiamoci di noi e concentriamo l’attenzione su chi stiamo fotogrando.
    Facciamo domande! Radici, sogni, hobby… cerchiamo di interessarci alle persone che ritraiamo e anche i nostri ritratti risulteranno migliori.
  3. IL NOME HA UN SUONO DOLCE
    Non ce ne rendiamo conto, ma venire chiamati per nome è una cosa che ci fa piacere, ci fa sentire riconosciuti e ci fa sentire importanti.
    Chiamiamo per nome le persone che fotografiamo, le metterà a loro agio.
  4. SIATE VOI STESSI
    Non impersonate ruoli. Cercate di essere voi stessi, usate il vostro linguaggio e non atteggiatevi a persone che non siete,
  5. NON PIANIFICATE E SARA’ UN DISASTRO PIANIFICATO
    Anche in una sessione di ritratti corporate, la preparazione è fondamentale. Luci, props, location, attrezzatura… sono tutti dettagli da curare per tempo, se intendete portare a casa il lavoro con successo.
  6. IL FOTOGRAFO DEVE SAPER POSARE
    Per dirigere un soggetto è necessario saper posare, può sembrare una sciocchezza, ma è il solo modo perché la personal dall’altra parte della macchina fotografica non si senta ridicola e perché voi non chiediate pose assurde.
  7. INDICAZIONI CHIARE
    Mostrate quello che intendete, più che semplicemente dirlo. Sostituitevi al soggetto e mostrate quello che avete in mente. Può sembrare un’inutile perdita di tempo, ma vi aiuterà a costruire un rapporto di fiducia con chi scattate.
    Date indicazioni chiare e non dimenticatevi che il soggetto è di fronte a voi, per cui la vostra sinistra è la  sua destra. Non dimenticate che molte persone fanno comunente confusione tra destra e sinistra, se capitasse, minimizzate o scherzateci sopra, allevierà l’ansia.
    Mantenete le indicazioni al minimo.
    Utilizzate riferimenti reali, piuttosto che un semplice destra o sinistra. Ad esempio funziona meglio, “guarda verso quell’albero”, piuttosto che “alza un po’ la testa e girala verso destra”
  8. INCORAGGIATE E COMPLIMENTATEVI
    Posare davanti ad una macchina fotografica è un’attività che per molti genera ansia.
    Sconfiggete l’ansia dei vostri soggetti incoraggiandoli e complimentandovi.
    Lasciate perdere le critiche e sottolineate gli aspetti positivi.
    Bene!, Molto bene! Bene così!  sono le frasi che dovrete imparare a dire più spesso.
  9. I MOMENTI TRA UNO SCATTO E L’ALTRO
    Spesso i momenti di pausa sono i migliori per cogliere scatti incredibili.
    Tenetevi pronti
Una posa rilassata, ma anche grande attenzione alla location

Una posa rilassata, ma anche grande attenzione alla location

Piazza Italia, una campagna intelligente

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Finalmente!
Finalmente per una volta mi occupo di commentare una campagna – italiana – costruita con intelligenza, furbizia e creatività, qualità ormai pressoché rare nella comunicazione italiana – più avvezza a messaggi cotti e stracotti.

Sto parlando della campagna pubblicitaria di Piazza Italia per la collezione AI 12/13.

Piazza Italia, un marchio italiano di abbigliamento lo-cost aveva già mostrato avvisaglie di genialità spicciola con una campagna affissioni di qualche anno fa, che sfruttava il traino della campagna Diesel e gli faceva il verso intelligentemente.
Mentre Diesel sposava il credo del be stupid, osannando uno stile di vita sopra le righe – e vendendo jeans ben oltre i 200 al paio, Piazza Italia lanciava il messaggio be intelligent, pubblicizzando maglioni, felpe e jeans tra i 19 e i 29 €.

Chiamatelì scemi! In tempi di crisi nera, non c’è spazio per la stupidità di casa Diesel – che chiaramente cercava di parlare ad un altro target.
E Piazza Italia, con una gamma di prodotti di basso profilo, riusciva nell’imporsi all’attenzione di un mercato vessato dalla recessione, passando un messaggio intelligente.

La fattura della campagna tradiva però un certo carattere amatoriale.

E ora il salto…

Una campagna affissioni con testimonial pescati tra la gente normale – espediente molto ben collaudato -, claim ironici, che l’azienda giura arrivino direttamente dai consumatori, attraverso Twitter (cosa alla quale però non credo).
Uno stile fotografico molto semplice, un lettering pulito… e il gioco è fatto, grazie ad una buona idea di base dalla quale partire:slogan che affondano nel sociale e strizzano l’occhio furbescamente al senso pratico della gente e a qualche luogo comune.

Ecco di seguito alcune immagini della campagna.20130110-120014.jpg

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Immagine

Buone feste a tutti!

AuguriPsacha_small

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