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Quando il marketing fa flop!

Comunicazione Algida+Fiat! NON HO PAROLE!

Comunicazione Algida+Fiat! NON HO PAROLE!

Non volevo a credere ai miei occhi! non ci volevo proprio credere, ma alla fine ho dovuto cedere.

Su Facebook girava la foto di un’improbabile ricciolo di gelato al cioccolato che nella mente dei professionisti del marketing avrebbe dovuto in qualche modo celebrare la giornata della donna!

Aghhhhhhhh! il ricciolo di gelato al cioccolato, fotografato da sopra, assomigliava irrimediabilmente ad una cacca di cane,

AIUTOOOOOOOOOOOOO!!!!

Mi sono domendato come diavolo fossero riusciti a commettere un simile errore di comunicazione, ma peggio ancora è stato quando ho letto i nomi dei brand coinvolti in una Waterloo pubblicitaria di questa portata: Fiat e Algida… ragazzi, FIAT e ALGIDA!!! non un meccanico all’angolo e la  gelateria della piazzetta – che probabilmente avrebbe capito ben prima a cosa si sarebbero esposti con un’iniziativa simile.

Ora mi domando? ma a cosa pensavano nel momento in cui i due dipartimenti marketing e comunicazione delle due marche hanno approvato l’iniziativa?

Ora invece chiudiamo con un esempio di comunicazione brillante, intelligente ed efficace…

Il brand è Durex, che ha perfettatmente (a mio giudizio) capito da qualche anno come sdoganare certi oggetti legati alla sfera sessuale, usando ironia, doppi sensi e grande freschezza.
Ecco cosa girava oggi su Facebook….

Il marketing furbo!

Il marketing furbo!

“8 Marzo – Addio Mimose, le donne vogliono divertirsi”, facendo l’eco ad una famosa canzone degli anni ottando di Cindy Lauper e strizzando l’occhio al grande pubblico femminile tra i 18 e 35 che quotidianamente si affaccia sul social network più affollato del mondo.

Chapeau!!!

 

Ritratti corporate: come comportarsi dietro la macchina fotografica

Produttore di limoni amalfitano

Un soggetto a suo agio è di solito un buon ritratto

Ritrarre un soggetto è forse una delle attività fotografiche più difficili.
In questo ambito, il successo di una sessione fotografica di ritratti corporate è legaata al successo dell’interazione che il fotografo riesce a instaurare con il proprio soggetto.

Ecco alcuni consigli che ho ricevuto negli anni, che ho rubato ad fotografi più  esperti e dettatu da buon senso ed esperienza:

  1.  L’UMORE CONTA
    Il nostro umore influisce l’umore di chi fotografiamo. Mostriamoci rilassati e sorridenti e avremo più possibilità che la cosa succeda anche dall’altra parte della macchina fotografica.
    Il segreto forse sta nel saper instaurare da subito un rapporto di rispettosa informalità.

  2. INTERESSIAMOCI AL NOSTRO SOGGETTO
    “Il grande fotografo sa sempre interessarsi al suo soggetto”, sono parole della Leibovitz, non mie, ma cerco di ricordarmele sempre, ogni qual volta inquadro un soggetto.
    Per la durata della sessione fotografica dimentichiamoci di noi e concentriamo l’attenzione su chi stiamo fotogrando.
    Facciamo domande! Radici, sogni, hobby… cerchiamo di interessarci alle persone che ritraiamo e anche i nostri ritratti risulteranno migliori.
  3. IL NOME HA UN SUONO DOLCE
    Non ce ne rendiamo conto, ma venire chiamati per nome è una cosa che ci fa piacere, ci fa sentire riconosciuti e ci fa sentire importanti.
    Chiamiamo per nome le persone che fotografiamo, le metterà a loro agio.
  4. SIATE VOI STESSI
    Non impersonate ruoli. Cercate di essere voi stessi, usate il vostro linguaggio e non atteggiatevi a persone che non siete,
  5. NON PIANIFICATE E SARA’ UN DISASTRO PIANIFICATO
    Anche in una sessione di ritratti corporate, la preparazione è fondamentale. Luci, props, location, attrezzatura… sono tutti dettagli da curare per tempo, se intendete portare a casa il lavoro con successo.
  6. IL FOTOGRAFO DEVE SAPER POSARE
    Per dirigere un soggetto è necessario saper posare, può sembrare una sciocchezza, ma è il solo modo perché la personal dall’altra parte della macchina fotografica non si senta ridicola e perché voi non chiediate pose assurde.
  7. INDICAZIONI CHIARE
    Mostrate quello che intendete, più che semplicemente dirlo. Sostituitevi al soggetto e mostrate quello che avete in mente. Può sembrare un’inutile perdita di tempo, ma vi aiuterà a costruire un rapporto di fiducia con chi scattate.
    Date indicazioni chiare e non dimenticatevi che il soggetto è di fronte a voi, per cui la vostra sinistra è la  sua destra. Non dimenticate che molte persone fanno comunente confusione tra destra e sinistra, se capitasse, minimizzate o scherzateci sopra, allevierà l’ansia.
    Mantenete le indicazioni al minimo.
    Utilizzate riferimenti reali, piuttosto che un semplice destra o sinistra. Ad esempio funziona meglio, “guarda verso quell’albero”, piuttosto che “alza un po’ la testa e girala verso destra”
  8. INCORAGGIATE E COMPLIMENTATEVI
    Posare davanti ad una macchina fotografica è un’attività che per molti genera ansia.
    Sconfiggete l’ansia dei vostri soggetti incoraggiandoli e complimentandovi.
    Lasciate perdere le critiche e sottolineate gli aspetti positivi.
    Bene!, Molto bene! Bene così!  sono le frasi che dovrete imparare a dire più spesso.
  9. I MOMENTI TRA UNO SCATTO E L’ALTRO
    Spesso i momenti di pausa sono i migliori per cogliere scatti incredibili.
    Tenetevi pronti
Una posa rilassata, ma anche grande attenzione alla location

Una posa rilassata, ma anche grande attenzione alla location

Piazza Italia, una campagna intelligente

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Finalmente!
Finalmente per una volta mi occupo di commentare una campagna – italiana – costruita con intelligenza, furbizia e creatività, qualità ormai pressoché rare nella comunicazione italiana – più avvezza a messaggi cotti e stracotti.

Sto parlando della campagna pubblicitaria di Piazza Italia per la collezione AI 12/13.

Piazza Italia, un marchio italiano di abbigliamento lo-cost aveva già mostrato avvisaglie di genialità spicciola con una campagna affissioni di qualche anno fa, che sfruttava il traino della campagna Diesel e gli faceva il verso intelligentemente.
Mentre Diesel sposava il credo del be stupid, osannando uno stile di vita sopra le righe – e vendendo jeans ben oltre i 200 al paio, Piazza Italia lanciava il messaggio be intelligent, pubblicizzando maglioni, felpe e jeans tra i 19 e i 29 €.

Chiamatelì scemi! In tempi di crisi nera, non c’è spazio per la stupidità di casa Diesel – che chiaramente cercava di parlare ad un altro target.
E Piazza Italia, con una gamma di prodotti di basso profilo, riusciva nell’imporsi all’attenzione di un mercato vessato dalla recessione, passando un messaggio intelligente.

La fattura della campagna tradiva però un certo carattere amatoriale.

E ora il salto…

Una campagna affissioni con testimonial pescati tra la gente normale – espediente molto ben collaudato -, claim ironici, che l’azienda giura arrivino direttamente dai consumatori, attraverso Twitter (cosa alla quale però non credo).
Uno stile fotografico molto semplice, un lettering pulito… e il gioco è fatto, grazie ad una buona idea di base dalla quale partire:slogan che affondano nel sociale e strizzano l’occhio furbescamente al senso pratico della gente e a qualche luogo comune.

Ecco di seguito alcune immagini della campagna.20130110-120014.jpg

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Immagine

Buone feste a tutti!

AuguriPsacha_small

Presentare per convincere

Presentare è un'arte

Presentare è un’arte

Presentare è un’arte! Un’arte difficile da imparare e che troppo spesso si risolve con una caporetto  di slide e fogli stampati e distribuiti a caso.

Come possiamo limitare il rischio di fare una presentazione catastrofica?
Qualche trucco esiste ed è soprattutto dettato dal buon senso.

Nella scala verso l’inferno delle presentazioni, sopra il disastro totale, c’è la noia.

Una presentazione noiosa è una presentazione inutile, questo dobbiamo ficcarcelo bene in testa. 

Ecco alcuni consigli maturati nel tempo:

  1. IMMAGINI non parole – mantenete i concetti stringati, meglio se solo introdotti da un titolo e il resto spiegato a voce
  2. Costruitevi una slide killer  – quella che tutti si ricorderanno una volta usciti dalla sala.
  3. A morte i jargon! Scrivete nella lingua del vostro pubblico – o in inglese al massimo – e evitate quanto possibile ogni forma di jargon (non fa per nulla figo e può rendere incomprensibile anche i concetti più semplici, figuriamoci quelli complicati)
  4. NON LEGGETE MAI QUELLO CHE AVETE SULLE VOSTRE PRESENTAZIONI! Imparate la parte – non a memoria – e interpretatela.
  5. PRESENTARE SIGNIFICA COINVOLGERE!
  6. Costruite aspettative e mostrate soluzioni. Più le aspettative saranno ben congeniate e più le soluzioni dovranno essere evidenti e brillantemente spiegate
  7. Tagliate! Tagliate! Tagliate!
  8. Non fate perdere tempo raccontando quello che tutti già sanno
  9. Provate le vostre presentazioni come per una prima al Piccolo
  10. In bocca al lupo!

È smeraldo il colore del 2013

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Pantone ha annunciato il colore del 2013: smeraldo, il pantone scelto è il PANTONE 17-5641 .

Secondo quanto dichiarato dalla Pantone, il colore smeraldo è percepito come sofisticato ed elegante.

“Sin dall’antichità, questa magnifica e luminosa tonalità è stata associata con il colore della bellezza e, in molte culture e religioni, con la crescita e la prosperità.” – ha rilasciato nel suo comunicato ufficiale il portavoce della Pantone.

I verdi sono inoltre la tonalità che l’occhio umano riesce a percepire meglio nello spettro della luce visibile, come ha puntualizzato Leatrice Eiseman, direttore della Pantone Color Intitute.

Per cui, prepariamoci, il 2013 sarà un anno… al verde! – speriamo almeno in termini puramente cromatici,

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Quale account?

Un tempo il ruolo dell’account all’interno di un’agenzia pubblicitaria era chiaro: fungeva da collegamento tra il  cuore creativo e il cliente, era il solo ad incontrare i clienti, eccezion fatta per presentazioni allargate, si faceva garante delle richieste e delle modifiche apportate dal lato cliente ai progetti, brieffava i creativi e aveva ben chiaro l’agenda del progetto.

Oggi le strutture sono più snelle e i creativi vengono spesso coinvolti in fasi di brief e capita sempre più frequentemente che ricoprano ruoli che un tempo non gl sarebbero appartenuti.

La mia esperienza è sempre stata legata a realtà medio-piccole e questo ha fortificato la propensione, nonostante appartenga al mondo creativo, di icontrare il cliente e di parlare  con il cliente e di lavorare gomito a gomito  con il cliente stesso. Lo trovo un plus per il progetto.

Come trovo un plus anche il fatto che gli account vengano resi partecipi anche nella fase creativa.

Quello che però individuo come un possibile rischio è quando il creativo gioca a fare l’account e, viceversa, quando l’account si sostituisce ai creativi. Questo non è un buon segno.

Come non è un buon segno quando l’account si sostituisce al cliente – la frase tipice “io conosco bene il mio cliente”.

Perché da creativo dico che quando l’account si sostituisce al cliente è un pericolo?
Se da un lato l’account ha davvero il polso delle richieste del cliente, molto spesso, sostituirsi al cliente genera un ulteriore livello di vaglio sul progetto.
Spesso quanto l’account fa il cliente, le soluzioni proposte tendono ad essere conservative  e difficilmente azzardate.
E’ difficile pensare che due livelli di vaglio possano generare meno ostacoli e meno paletti.

Per questo dico: LA PROFESSIONE DEGLI ACCOUNT E’ DIFFICILE, SONO SEMPRE TRA INCUDINE E MARTELLO E DEVONO TENERE CONTO DELLE RICHIESTE DEL CLIENTE DA UNA PARTE , DELLE NECESSITA’ DELL’AGENZIA, DALL’ALTRA E… DELL’EGO DEI CREATIVI – cosa da non sottovalutare.
Ma è fondamentale che, fuori  dalle stanze dell’agenzia, sposino sempre le scelte creative proposte e spingano per innalzare la creatività e non per limitarla, trincerandosi dietro generici “io conosco il mio cliente”.

A volte non si propongono soluzioni più creative proprio perché si pensa di conoscere il proprio cliente e ci si sente a disagio nello spingere soluzioni che possono sembrare distanti.

Un buon account ha sempre il polso della situazione e del cliente, ma ha anche il piede sull’acceleratore e non sul freno.
Quando vede via libera, schiaccia… per completare la metafora motoristica.

Essere creativi può sembrare un gioco, ma non lo è affatto, è un mestiere difficile e che richiede disciplina e senso della misura. Un creativo professionista non è un artista e deve creare soluzioni che funzionino per il cliente – questo lo sa già di suo, o almeno dovrebbe, penso sia inutile gravargli addosso anche dall’interno della struttura, sostituendosi al cliente e spesso anticipandolo, senza vedere che molte volte la cosa limita la creatività.

Se le soluzioni non sono sensate, l’account deve essere particolarmente sensibile e accorgersene, ma spesso è meglio incoraggiare piuttosto che cassare, a questo ci pensano già i clienti.

 

Scegliere i fornitori giusti: un’arte

Questo post prende spunto da un fatto che mi è accaduto recentemente, inserito nel normale flusso delle cose che si instaura nel rappoto cliente/fornitore e che mi ha fatto riflettere su come TROPPO SPESSO, anche i clienti più evoluti, prendano cantonate colossali nella scelta del fornitore per i loro progetti di comunicazione o di packaging.

Tralasciamo il fatto che ha innescato le mie elucubrazioni e proviamo a capire come scegliere i propri fornitori, secondo quali criteri e che requisiti aspettarci.

Innanzitutto, il fornitore va considerato alla stregua di  un partner. Potrebbe sembrare un’affermazione un po’ eccessiva, ma quando questa prima caratteristica viene rispettata, tutto prende una piega più semplice, dall’inizio.

Un partner si prende cura del progetto del proprio cliente come se fosse il suo, a partire dalle stime per il preventivo e a finire con la cura nella consegna.

Il cliente che ha scelto un buon fornitore – un partner, diciamo, può dormire sonni tranquilli, il suo lavoro è in mani sapienti e dall’altra parte della filiera produttiva ci sono competenze e c’è voglia di mettersi al servizio della buona riuscita del progetto.

 

Attenti alla politica del primo prezzo

La crisi ha però in qualche maniera offuscato la capacità di scegliere partner efficienti e molto, troppo, è relegato all’aspetto del prezzo e, peggio ancora del primo prezzo.

Difficilmente fornitori che si giocano tutto sul prezzo hanno le caratteristiche per diventare dei fornitori/partner.

Questo non significa che non ci si debba curare dell’aspetto economico dei propri progetti o che soltanto i progetti con budget faraonici hanno le chances per riuscire, significa piuttosto che non sempre il fornitore economico è il il fornitore giusto.
E’ praticamente impensabile che tagliando su tutti i costi, il fornitore economico sia ugualmente in grado di prestare un servizio di alta qualità. Non dico che questo non sia superabile, dico che è bene SAPERE DA SUBITO CHE COSA CI SI PUO’ ASPETTARE da un fornitore lo-cost.

Spesso sento dire dai miei clienti “a me basta che mi dia il prodotto come dico io, per il resto non sono disposto a pagare un solo centesimo di più!”, per carità, il discorso non fa una piega, ma i problemi nascono quando, in un progetto di media portata devono coesistere più fornitori nella stessa catena di produzione – ad esempio uno studio creativo e uno stampatore.
I due fornitori devono parlare la stessa lingua, devono avere standard di qualità condivisi, ma soprattutto devono avere la medesima voglia di farsi coinvolgere nel progetto e di risolvere eventuali problemi che possono insorgere nelle diverse fasi di produzione.
I fornitori lo-cost offrono meno garanzie di riuscire ad integrarsi, hanno meno disponibilità nel mettersi al servizio del progetto – che vivono spesso più come un mero mordi e fuggi – e tendono a rimbalzare sugli altri fornitori la responsabilità di risolvere gli intoppi.

Esiste il fornitore perfetto?

Forse il fornitore perfetto non esiste, ma di certo esiste il fornitore corretto:

  • offre un prezzo di mercato
  • ha competenze professionali dimostrate
  • ha una struttura 
  • ha una struttura efficiente (che integra il punto sopra)
  • è disponibile
  • ha un’agenda chiara
  • non ha paura nel dire “è colpa mia” – ma poi oltre a riconoscerlo, se ne fa carico e risolve l’eventuale problema

 

Un’app per le palette di colori

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Si chiama Palettes ed è un app per iOS – iPhone e iPad – che ci aiuta moltissimo nella creazione delle palette di colori, anche quando le esigenze sono piuttosto evolute.

Naturalmente le caratteristiche di Palettes sono molto più apprezzabili nella sua versione per iPad, che non sul piccolo display di un iPhone.

L’app, che inizialmente può apparire poco user friendly, dopo pochi utilizzi risulta molto versatile e piuttosto semplice.
Palettes divide i, display in tre aree: sulla sinistra la raccolta delle palette di colori – già formate e da formare, nella sezione centrale due ampi pannelli nei quali costruire le palette e sul lato sinistro tutti gli strumenti per creare i diversi colorsi,

Tutte le azioni sono naturalmente drag and drop.

Ogni palette può al massimo contenere 25 colori.

Vediamo in pratica come possiamo utilizzare Palettes?

Come prima cosa creiamo il colore principale, usando gli strumenti sulla destra dello schermo.
Possiamo tranquillamente scegliere il modello colore nel quale ci sentiamo più a nostro agio o che meglio funziona per il progetto sul quale stiamo lavorando. Palettes funzione in RGB, LAB, CMYK e esadecimale e toni di grigio – esistono numerosi altri modi per creare il colore di partenza, ad esempio sceglierlo da una lista o scattando una foto
Il modo più pratico, secondo me, è servendosi degli slider o impostando i valori numerici.

Una volta scelto il colore dal quale partire lo trasciniamo nel pannello color tools.
Qui l’applicazione ci offre la possibilità, partendo dal colore che abbiamo creato, di generare alcune pratiche armonie – monocromatiche, contigue, triadiche e complementari.
L’app genera i corrispondenti thumbnail che possono essere trascinati nei pannelli centrali e andare a formare la nostra paletta finale.

Possiamo al massimo salvare 25 colori per ogni palette.
Una volta definita la palette, la possiamo nominare e salvare.
L’app permette inoltre di inviare quanto abbiamo creato via mail direttamente nei formati adatti a Photoshop e Illustrator, facendo i risparmiare molto tempo.
Il fatto di poter importare direttamente il prodotto dei nostri sforzi in Photoshop o Illustrator rende Palettes uno strumento finalmente utile e non una semplice app bella da giocarci un po’ .

Palettes, nella sua versione PRO – che consente la creazione di infinite palette – costa 2.99 €.

Dategli un occhio, la trovate nell’AppStore e vale davvero,

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