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Pianifica e scatta

novembre 25, 2013

_NUD6900

La prima cosa a cui ho pensato, quando ho visto la special Tom è stata, la voglio fotografare, prima ancora di pensare la voglio guidare.

Confesso da motociclista e appassionato Triumph la cosa non mi fa onore, ma quando ho visto la Bonneville realizzata dall’officina Triumph di Milano ho cominciato ad immaginare a come mi sarebbe piaciuto ritrarla, in quale contesto, con quale mood.
Un puro esercizio di stile, fino a quando il cliente non mi ha commissionato di fotografare la moto, a quel punto dovevo mettere in pratica le mie aspirazioni creative.

Il bello di questo cliente e di questo particolare assignement era che mi lasciava carta bianca.
Il brutto di questo cliente e di questo particolare assignement era… che mi lasciava carta bianca.

La personalizzazione decisa della moto, che riprende sul serbatoio il disegno della bocca dello squalo, fregio dei caccia Tomhawk della marina militare degli Stati Uniti impiegati nella guerra del Pacifico durante l’ultimo conflitto mondiale, mi ha spinto ad ambientare la special in un campo volo.
Spiegato il concetto al cliente, che inizialmente proponeva uno scatto più semplice e più veloce da realizzare, ho cominciato a pianificare la sessione fotografica.

La chiave è proprio qui: pianificare, prendendosi cura dei minimi dettagli.

Più lo shooting viene caricato di aspettative e più le responsabilità di fotografo e art director crescono – e più è necessario dedicare tempo alla pianificazione.

Non avevo dubbi, volevo enfatizzare il carattere della Tom fotografandola in un hangar, come se fosse un aereo pronto ad uscire e a prendere il volo, volevo però che il mood non fosse spudoratamente tecnologico, volevo che evocasse un’emozione vintage, un po’ sporca, ruvida.

Trovato il campo volo – che doveva essere sufficientemente piccolo e a portata di furgone – ho pianificato lo scatto. Nella mia testa immaginavo la moto fotografata al crepuscolo sulla porta di un hangar, con sullo sfondo una piccola flotta di biposto ad elica – non disponendo di agganci per fotografare all’interno di un aeroporto militare, mi dovevo accontentare, ma volevo mantenere il setting a portata di uomo. Purtroppo il meteo non ci ha assistito e ho sono stato costretto a modificare qualche dettaglio rispetto al piano originale.

Il cliente nel frattempo mi ha informato che la moto era stata venduta, per cui la finestra di tempo a disposizione per realizzare gli scatti si riduceva drasticamente e così anche il margine di errore con il quale fare i conti.

Avevo poco tempo e dovevo fare bene, senza possibilità d’appello. In questi casi il professionista sa che deve, prima ancora di affrontare la sessione fotografica, procurarsi un Piano B – scattare in location nasconde sempre qualche imprevisto, per cui un solido Piano B non è un’opzione, è imperativo.

Mentre organizzavo lo shooting al campo volo, ho approfittato per scattare qualche foto della moto nella tranquillità della concessionaria – con un investimento di tempo di poco più di un’ora, mi sono assicurato un piccolo servizio di ripiego, fondamentale nel caso il Piano A non avesse prodotto gli scatti sperati.

Forte della mia decorosa alternativa, ho affrontato lo shooting al campo volo.

Ho cercato di pianificare ogni minimo dettaglio, dalla logistica del trasporto, all’assicurazione che, una volta giunti sul posto, avremmo goduto della massima libertà, ho portato con me quanta più attrezzatura potevo – mantenendomi nel campo del rapido e leggero.
Il meteo prometteva cielo grigio e pioggia e non sapendo esattamente cosa aspettarmi sul posto ho portato:

  • 3 flash speedilght 900
  • 2 flash speedilght 800
  • 3 controlli remoti TT5
  • 1 controllo Mini1 con controllo AC3
  • 3 Ezibox Lasolite 60×60
  • 1 griglia honeycomb
  • set di gelatine colorate
  • 1 kit Triflip
  • 3 statitivi

… un sacco di roba che ho imparato a fare stare in uno di quei comodi tubi rigidi con le rotelle.

Mentre caricavo mi ripetevo, ti stai portando un sacco di roba che non userai.
Una volta arrivati ho glorificato il momento che ho scelto di portarmi tutto!

Una giornata plumbea, con contrasti tra dentro e fuori che si misuravano in differenze di 5 o 6 stop e un set decisamente vasto per i mie piccoli speedilght.

Per tutto il giorno ho scattato sapendo che in realtà stavo aspettando il crepuscolo, nonostante la giornata grigia e piovosa.
Durante tutta la mattina e parte del pomeriggio, il mio vero problema era bilanciare efficacemente la luce ambiente con quella dei flash.
Il nodo inestricabile era trovare l’esposizione corretta che non bruciasse l’esterno dell’hangar, ma che non sottoesponesse la moto.
Inoltre volevo che gli aerei e le varie attrezzature all’interno dell’hangar risultassero leggibili.

Ho aspettato la sera, in modo che il cielo e i campi all’esterno fossero più bui dell’hangar.
Sapevo di non aver più di un quarto d’ora – la luce cambia in fretta.
Ho sistemato il set, illuminato il soffitto dell’hangar con due fari industriali, in modo che la luce cadesse dall’alto sull’aereo che avevo scelto come partner della Tom. Sulla Tom ho puntato tre flash, la mia key light era un SB900 con un bank a 30°/0º, un secondo SB900, nudo, puntato sul motore a -45°/45° e un terzo, come rim light a -90°/0º, che mi staccava la ruota anteriore dal fondo.

Volevo che la Tom uscisse in modo potente, ma che i flash non si mangiassero l’ambiente, per cui ho fatto qualche prova con tempi relativamente lunghi e diaframmi piuttosto aperti.

_NUD6900

Questo è il risultato, che e stato possibile ottenere solo grazie al fatto di avere avuto sin dal principio un piano chiaro in mente e di essersi portato tutta l’attrezzatura da location di cui dispongo, altrimenti mi sarei dovuto accontentare di qualche seconda scelta o degli scatti del piano B.
_NUD6661

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From → Fotografia

One Comment
  1. frs permalink

    La seconda va bene anche se ha poca aria. La prima è da gazzettino annunci, l’aereo un background confonde e la moto non ha un’illuminazione convincente. C’è confusione.

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