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Combinare i caratteri con successo

marzo 9, 2012

Questo post è dedicato sia ai designer, sia ai clienti – ai quali un pizzico di infarinatura su quello che stanno per pagare male non fa.

Un aspetto del design grafico che molti colleghi, soprattutto se alle prime armi, danno per scontato o sottovalutano è produrre un’elegante combinazione di caratteri all’interno dello stesso progetto.
Impiegare più font può trasformarsi in un vero disastro ed è bene che non si sottovaluti quest’aspetto nella fase di progettazione.

Prima di tutto poniamoci una domanda – sensata: QUANTE FONT POSSO USARE?

In realtà non esiste una risposta giusta. Io personalmente dico NON ESISTE UN NUMERO MASSIMO DI FONT CHE E’ GIUSTO IMPIEGARE, ANCHE SE IO PROPENDO PER USARNE IL MENO POSSIBILE ALL’INTERNO DELLO STESSO PROGETTO, MA ESISTE L’ARMONIA DEI CARATTERI CHE SCEGLIAMO.

I caratteri hanno una loro personalità, pensate ad un Helvetica e ad un Palatino, le loro personalità, date dall’impatto visivo dei pieni e dei vuoti e dal ritmo creato dalle lettere, devono assolutamente risultare armoniose.

Non è nemmeno detto che due font con personalità opposte non possano condividere lo stesso progetto, a patto che il risultato finale non tradisca le intenzioni originali.

Se messo alle strette, rispondo che tendenzialmente non impiego più di due font per volta e rompo questa regoluccia personale solo se è la natura del progetto a chiederlo.
Se l’obiettivo finale è quello di raggiungere un’armonia, meno font impiegate e più il compito dovrebbe risultare semplice.
Per contro, spesso, con solo due font, è difficile calcare e rendere immediate le gerarchie visive all’interno del progetto.

Raggiungere un buon risultato nel campo della tipografia dipende fondamentalmente da due fattori: il contrasto e l’armonia.
I caratteri devono stare bene assieme e se in contrasto tra loro, non devono stridere – osservate lunghezze di ascendenti e discententi, osservate il peso e ampiezze dei tratti pieni, confrontate grazie.

Dunque, ARMONIA e CONTRASTO – e non conflitto.

Vediamo qualche esempio, impiegando soltanto due font per comodità e cerchiamo di capire quanto scritto fino ad ora.
Partiamo sfatando il mito che bisogna per forza alternare serif e sans serif.

Il primo esempio mostra LUCIDA e LUCIDA SANS, dove il primo è in realtà uno slab serif (le grazie sono squadrate).
Le due font creano una buona armonia e danno un senso preciso alla gerarchia.

I

Il secondo esempio mostra invece una scelta tradizionale e molto armoniosa (serif/sans serif) – Georgia e Arial, che producono un buon equilibrio, mantenendo la gerarchia ben chiara.

l terzo esempio addirittura impiega una sola font, giocando sul peso dei caratteri impiegati.
Ad esempio Helvetica Neue 87 e Helvetica Neue 37, nonostante siano della stessa famiglia, il contrasto è massimo, ma non si ravvisa conflitto,

Il quarto esempio invece mostra chiaramente una scelta di conflitto. Una font molto elaborata e una seconda, che pur non essendo così elaborata, risulta pesante. Il finale è… agghiacciante.

E per finire.. le font originale sono migliori delle font gratuite.

Nonostante si trovino font gratuite un po’ ovunque nel web, ricordate che per lavori dove l’impiego della tipografia è importante e molto del successo è legato al lettering, affidarsi a font a pagamento è una buona idea.

Le font a pagamento sono complete – offrono legature, caratteri alternativi, coprono tutta la tabella e inoltre hanno un kerning più accurato e quindi flessibile.

From → grafica, Tipografia

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