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Questione di… carattere.

aprile 4, 2011

Molta dell’efficacia del design grafico fonda sull’equilibrio – o la voluta mancanza di esso – di due elementi fondamentali: le immagini e i testi. Finché restiamo nel campo delle immagini – il cosidetto visual – quasi tutti ne comprendono la capacità comunicatrice, o quanto meno ne intuiscono l’importanza – chi non ha sentito mai il modo di dire “un’immagine dice più di mille parole” ?! …

La forza del testo, inteso come elemento grafico e non come contenuto, molti invece faticano a comprenderla.
Gli stessi creativi, in particolar modo i grafici che si sono formati nell’era del computer, sottovalutano il ruolo del testo in una pagina, in un poster, in una brochure.

Il computer ci ha abituato a disporre di centinaia di caratteri – font – a portata di click. Apro un menù a tendina e posso scegliere da una lista pressochè interminabile di caratteri, niente di più semplice, veloce ed automatico. Comodo, direi. Ma la comodità ha un po’ relegato la scelta del carattere giusto ad una sorta di pedante attività per la quale non si ha mai quasi tempo.
Molti – troppi – graphic designer vivono la tipografia come un elemento di secondaria importanza nella progettazione.
Le type foundry sfornano famiglie di caratteri praticamente tutti i giorni, il web ne mette a disposizione centinaia e centinaia, tutti simili, tutti diversi. Sono lontanissimi i giorni in cui designer come Frutiger o Lubalin o Moser si sedevano a progettare i caratteri, dando vita a font storiche ed immortali.
Oggi quasi nessun designer grafico si domanda più quale sia la storia dietro una famiglia di caratteri, anche perché forse non c’è.
Però è come se fossimo diventati tutti un po’ dei somellier dal naso chiuso e il risultato è  nelle nostre campagne pubblicitarie, nelle nostre brochure, nei nostri poster, che mostrano il fianco alla creatività.
Facciamo scelte di comodo o condizionate dalla moda del momento, che rimpolpano la schiera di progetti che faticano a brillare di originalità.

Non voglio rivolgermi ai colleghi creativi – loro, se ne avessero voglia, hanno tutti gli strumenti per alimentare la passione per la tipografia,  mi piacerebbe rivolgermi a chi commissiona il lavoro e provare a raccontare loro il mondo nascosto dei caratteri tipografici, dare loro qualche strumento in più per muoversi nella tipografia e magari anche stimolarci a fare meglio.

Niente lezioni di tiporafia, tranquilli, soltanto qualche spunto per ragionare…

Innanzi a tutto un consiglio. Cercate la sintesi.
Immaginiamo abbiate commissionato una brochure per promuovere la vostra azienda, e che, come spesso succede, vi siate occupati di scrivere i testi che vanno in pagina… cercate la sintesi, non chiedete all’agenzia di far stare nello spazio di poche pagine interi tomi scritti e non arrabbiatevi se i creativi vi chiedono di tagliare il testo.
Il testo ha un valore elevatissimo, ma solo se il destinatario del vostro messaggio lo legge, altrimenti è soltanto inchiostro e tempo sprecati. Provate a ricordarvelo e provate a ricordare che la gente – almeno in prima battuta – non legge volentieri.

Quindi, regola prima: solo il testo davvero necessario.

Prima ancora di entrare nei dettagli dei caratteri tipografici – cosa che faremo nei prossimo post – pensiamo al testo come ad un elemento unico. Che aspetto ha sulla pagina? quanto spazio occupa? in che rapporto è con il resto degli elementi? c’è armonia?
Osservate il progetto con distacco, cercando di isolare visivamente gli elementi, spogliandoli del loro significato.
Credo sia un buon esercizio, che pochi clienti fanno. E’ un esercizio che allena gli occhi a cogliere l’armonia di pieni e vuoti.

Provate a farlo con una brochure o con una pagina pubblicitaria, con un invito ad un evento, con un poster.
Allenatevi! Sono sicuro che comincerete a guardare i progetti grafici con occhio diverso.

E noi creativi… alleniamoci con loro 🙂

From → Tipografia

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